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LA CATASTROFE

La centrale di Cernobyl è situata vicino all'insediamento di Pripyat (Ucraina), 18 km a nord-ovest della città di Cernobyl e 110 km a nord della capitale Kiev. Essa dista 16 km dal confine con la Bielorussia.

Il 26 aprile 1986 all’01:23:58 ora locale, il reattore numero 4 della centrale nucleare esplose. Nel corso di quella che era stata definita una prova di sicurezza, per verificare se la turbina potesse continuare a produrre energia per inerzia, anche nel caso in cui il circuito di raffreddamento fosse stato incapace di produrre vapore, vennero disabilitati alcuni circuiti di emergenza dell'impianto di raffreddamento secondario e poi quello principale. Entrato in zona di instabilità dopo pochi secondi, l’impianto emise una potenza di circa 100 volte superiore a quella di targa 100GW, la temperatura del reattore raggiunse i 700°C e l'acqua reagì con la grafite, iniziando a decomporsi in idrogeno ed ossigeno e dando così inizio all'esplosione.

L'impianto si componeva di quattro reattori di tipo RBMK-1000, un reattore a canali, moderato a grafite e refrigerato ad acqua. Una caratteristica di questo reattore è quella di operare a coefficiente di vuoto positivo: all’aumentare della temperatura, la reazione nucleare, anziché moderarsi, aumenta (caratteristica vietata nei reattori occidentali per motivi di sicurezza). Tutte le parti in muratura del reattore furono distrutte e dalla centrale, sprovvista di un edificio di contenimento atto a prevenire anche le fughe più catastrofiche di elementi radioattivi, si liberarono nell'aria tonnellate di materiali radioattivi, in gran parte residui di combustione atomica.

Le nubi di materiali radioattivi liberate raggiunsero l'Europa orientale e la Scandinavia, oltre alla parte occidentale dell'URSS. Vaste aree vicine alla centrale furono pesantemente contaminate rendendo necessaria l'evacuazione e il reinsediamento in altre zone di circa 200.000 persone.

Le attuali repubbliche di Ucraina, Bielorussia e Russia sono ancora oggi gravate dagli ingenti costi di decontaminazione ed dall’elevata incidenza di tumori e malformazioni sugli abitanti della zona colpita.

CONSEGUENZE IMMEDIATE 

Durante l'esplosione due lavoratori della centrale morirono travolti dai detriti e delle 1000 persone, tra coloro che si trovavano all’interno della centrale e i pompieri che intervennero per gestire la situazione, 134 contrassero la sindrome da intossicazione radioattiva acuta, a causa dell’assorbimento di radiazioni comprese tra i 2 e i 20 Gray. Di esse 28 morirono nel 1986 e 19 nei vent'anni successivi.

Delle 200 persone ricoverate subito dopo l’esplosione, 31 morirono (28 di queste per l'esposizione diretta alle radiazioni). Si trattava perlopiù di pompieri e operatori, che cercavano di mantenere la situazione sotto controllo, senza essere stati informati del grande pericolo, derivante dall'esposizione diretta alle radiazioni.

135.000 abitanti furono evacuati dalla zona, inclusi tutti i 50.000 abitanti della vicina città di Pripyat. La contaminazione provocata dall'incidente di Cernobyl non interessò solo le aree vicine alla centrale ma si diffuse irregolarmente secondo le condizioni atmosferiche. Ricerche condotte da scienziati sovietici ed occidentali indicano che il 60% delle zone contaminate si trova in Bielorussia. Anche una vasta area a sud di Bryansk, in Russia e parti dell'Ucraina nord-occidentale furono contaminate.

Ad oggi le persone decedute a causa del disastro sono stimate intorno alle 200.000 unità.

 

GLI IMPATTI

Subito dopo l'incidente la principale preoccupazione derivò dalla presenza nell'area di iodio-131, un isotopo radioattivo dall'emivita di 8 giorni. Attualmente le preoccupazioni si concentrano sulla contaminazione del suolo con stronzio-90 e cesio-137, che hanno un tempo di dimezzamento di circa 30 anni. L'AIEA ha calcolato che l'incidente di Cernobyl ha rilasciato radiazioni 400 volte superiori a quelle della bomba caduta su Hiroshima. Gli effetti sono destinati a farsi sentire per centinaia di anni a causa dell’azione di elementi come il cesio, lo stronzio e il plutonio. Quest’ultimo ha un’emivita di 14.000 anni; il ritorno all’originaria situazione dei terreni contaminati dal cesio-137 è prevista fra circa 300 anni.

 

L'EVACUAZIONE

 

Le autorità sovietiche iniziarono a far evacuare la popolazione dell'area circostante 36 ore dopo l'incidente. Nel maggio 1986, a un mese dalla tragedia, tutte le persone residenti nel raggio di 30 km dall'impianto, circa 116.000, furono trasferite. Secondo quanto rilevato dagli scienziati dell'International Cernobyl Project, 28.000 km² furono contaminati da cesio-137 in quantità superiori a 185 kBq/m², nell’area risiedevano circa 830.000 persone.

Una zona di 10.500 km² fu contaminata da cesio-137 in quantità superiori a 555 kBq/m². 7.000 km² si trovano in Bielorussia, 2.000 km² nella Federazione Russa e 1.500 km² in Ucraina, per un totale di 250.000 persone coinvolte. Il Paese più coinvolto è senza dubbio la Bielorussia, con un 70% di ricaduta radioattiva, il 23% del territorio contaminato (di cui il 20% del territorio boschivo e 3.000 kmq di terreno agricolo) e un danno economico di 200 miliardi di dollari.

LA SITUAZIONE IN BIELORUSSIA

SITUAZIONE SANITARIA

Aumento esponenziale delle patologie da immunodeficienza;

Cancro ai polmoni passato da 6 a 7,5 casi su 100.000 persone;

Tumore alla vescica da 5,5 a 19,7 casi su 100.000 persone;

Tumore ai reni aumentato di 2,5 volte;

Leucemie da 9,34 a 11,52 casi in 7 anni su 100.000 bambini;

Mortalità prossima al 14 ‰;

2.500 nascite annuali con anormalità genetiche (3% dei nati);

500 aborti non spontanei per presenza di anomalie;

Picco delle conseguenze genetiche, previsto dagli esperti ONU, fra il 2006 ed il 2010 quando coloro che erano bambini all’epoca dell’incidente cominceranno a procreare.

SITUAZIONE SOCIALE

Tasso di povertà infantile aumentato del 150% rispetto ai tassi globali di povertà;

Stipendio mensile medio: USD 150/200;

Aumento dell’alcolismo;

Aumento delle patologie della povertà (tubercolosi e difterite).

SITUAZIONE ATTUALE

15.12.2000 Chiusura definitiva dell’ultimo reattore funzionante;

Presenza di 1.000 m² di crepe sul sarcofago che ricopre il reattore esploso, da cui fuoriescono costantemente polveri e materiale radioattivi;

Il sarcofago di contenimento è stato costruito utilizzando, oltre le parti rimanenti del reattore esploso, 300.000 t di cemento e 1.000 t di strutture metalliche;

Il peso sulle fondamenta del reattore esploso è aumentato di 10 volte (da 20 al 200 t/m²), facendo sprofondare il reattore di 4 m;

Nel sarcofago sono contenute 180 t di combustibile e pulviscolo radioattivi e 750.000 m di macerie altamente contaminati;

Lo sprofondamento del reattore ha messo in contatto il materiale radioattivo con le falde acquifere tributarie dei fiumi Pripiat e Dniepr, che convogliano le loro acque nel Mar Nero e che fungono da bacino idrico per 30 milioni di persone;

Esistenza di 800 siti di smaltimento di scorie radioattive, allestiti come misura d’emergenza subito dopo l’esplosione;

Radioattività totale che supera i 20 milioni di curie;
Posizionamento della centrale su terreno sismico, ad elevato rischio di esplosione.

GLI EFFETTI A LUNGO TERMINE

 

Secondo gli esperti i risultati degli studi epidemiologici condotti sino ad ora sono da ritenere provvisori, in quanto l'analisi completa degli effetti dell'incidente è ancora in corso. Agenzie internazionali e governi stranieri hanno fornito assistenza logistica ed umanitaria. Preziosi gli sforzi della Commissione Europea e dell'OMS al fine di rafforzare le strutture di ricerca epidemiologica in Russia, Ucraina e Bielorussia, in modo da gettare le basi per consentire in futuro a questi Stati di poter portare avanti studi epidemiologici in maniera autonoma.